giovedì 14 aprile 2011

Sogno d'amore

Appiccicati, incollati, imbalsamati dentro a un morbido abbraccio. Così eravamo, e così mi piace ricordare quella notte di rivelazione, di intimo coinvolgimento e di sospiri interminabili.
Avevo freddo e lui mi scaldava con le mani, con le gambe tutte attorcigliate alla mia vita, le gambe, attorcigliate, e le mani in cambio di baci.
Baci di rivolta: insieme, ci stavamo ribellando alle nostre solitudini, forse mischiando bisogni e sentimenti, paure e voglie. Tutto insieme, in quella notte di gelo e tepore. Non c’erano ancora le foglie sugli alberi.
Così ricordo, o così mi pare.
Siamo stati insieme, siamo stati. Per un poco abbiamo coniugato i verbi al plurale, e declinato i più dolci aggettivi l’uno per le orecchie dell’altro. Ci siamo arresi, per gioco, mettendo un poco da parte la serietà dei battiti del cuore, e per una volta ci siamo spinti oltre la luce, madre delle linee e dei contorni definiti.
Le strade erano buie, le buche ci facevano sobbalzare più del torbido nero in fondo agli occhi. L’orologio, non lo abbiamo mai guardato, e forse è stata questa la nostra salvezza. Ci siamo regalati del tempo senza pesarlo, ma entrambi ne conoscevamo il valore ed eravamo ubriachi di gratitudine per questo. Ci siamo tenuti l’orgasmo in pancia, e i vestiti sulla pelle. Niente fu sesso, ma la pelle era calda dello stesso calore dell’estate, e il suo profumo l’avevo comunque appresso: ogni boccata di fumo mi restituiva la misura d’un respiro non condiviso. Se solo avessimo saputo che quella sarebbe stata l’ultima … ci saremmo versati l’amore nei calici di vino, e avremmo bevuto per spegnere tutti i forse che ora mi assalgono come zanzare di laguna.
Morimmo di una morte dolce, incontrastata, dentro le braccia d’acciaio della notte. Ci schiacciò la normalità con le sue pesanti travi, e morì in noi l’ingenuo volo che compie l’anima l’istante prima di posarsi sul cuore di qualcuno.
Così, mi pare di ricordare, andò quella volta, l’ultima, in cui amare fu leggero e incolto, e l’essere brillava nuovo come i giocattoli mai scartati dai loro imballaggi. Fu così che andò, e dimenticare sarebbe come negare di avere mani per scrivere e piedi per danzare scalzi. Andò così, scivolosamente ghiaccio non rotto, nessuno si tagliò di dolore, nessuno vinse quella notte. Nemmeno l’amore.

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