giovedì 19 maggio 2011

Credere in qualcosa

Dicono che noi rivoluzionari siamo romantici. Si è vero lo siamo in modo diverso, siamo quelli disposti a dare la vita per quello in cui crediamo.Ernesto Che Guevara
Credere in qualcosa. Io credo in molte cose. Da questo punto di vista potrei definirmi politeista, se non fossi cosciente del mio astio verso le definizioni.
Credo nella sveglia, la mattina, che mi riporta in vita dopo il consueto viaggio notturno nelle affascinanti grotte dell’anima.
Credo nella musica emessa dall’autoradio della mia macchina quando sono incastrata dal rosso di un semaforo, e mi domando se non sarebbe meglio un bel giro in bicicletta, ma poi, ingrano la seconda e alla prima curva a sinistra prendo una buca e maledico l’asfalto di questa città.
Credo nel domani, perché oggi… mi fa più comodo così.
Credo nelle persone che incontro nella sfilata quotidiana di volti sconosciuti. Credo che anche se non ti ho identificato, e non ho capito bene chi sei né come o dove ci siamo conosciuti, salutarti e ricambiare il tuo sorriso è stato comunque piacevole e non mi è pesato affatto.
Credo nei libri che mi hanno prestato e che in tutta onestà so non leggerò mai. Credo che il giorno che dovrò restituirli ci sarà un vuoto sul mio comodino e che in qualche modo andrà riempito.
Credo che credere sia un modo per sentirsi ancorati quando tutto sembra andare alla deriva, quando ti accorgi che sei salpato da troppe lune per poter tornare indietro, e allora puoi solo proseguire con coraggio e amare le vele della tua barca come fossero i tuoi propri polmoni.
Credo che la cultura e l’arte facciano parte dell’equipaggiamento tanto quanto le vele e un abile timoniere.
Credo nel ballo che rigenera i movimenti e nella musica che li sa abbellire anche quando i passi sono incerti e chi ti sta di fronte in realtà sta ballando per i cazzi suoi.
Credo nelle idee più pazze, credo nella rivoluzione di un medico che preferì morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio.
 Credo nella terra, ma non credo nei padri. Credo che esistano ma che io non lo saprò mai.
Credo che la terra non sia nostra, ma che comportarci come se lo fosse ci sollevi da molte responsabilità. Seppur del tutto erroneamente.
Credo nel pomeriggio che mi porta a scrivere ciò in cui credo. Credo che non riuscirei a farne a meno. Nemmeno volendo.
Credo che la guerra serva all’uomo per sentirsi più vicino alla vita il tanto giusto che consente ad altri di arricchire la loro.
Credo che per avere dei figli sia necessaria una dose ingente di follia. Credo che i figli questo lo scoprano poco prima di assaporare la saggezza che si nasconde dentro la follia. Si tratta solo di sopravvivere in quel lasso di tempo.
Credo che restare nelle situazioni complicate sia un atto d’amore verso sé stessi, più che verso gli altri.
Credo che fuggire nelle situazioni complicate sia un atto di vigliaccheria e di ingratitudine, e che sia poco saggio abbandonare una parte di sé tra le gesta di un passato rinnegato. Perché è quella parte che poi torna sempre negli incubi la notte. E credo che gli incubi non piacciano a nessuno.
Credo che il mondo possa fare a meno dell’uomo, ma non viceversa.
Credo di aver detto molto di ciò in cui credo, e credo anche che voi possiate averne abbastanza.
Credo che vi spetti un grazie per avermi ascoltata, e se non lo avete fatto, beh, grazie lo stesso, perché io credo che ognuno sia libero di ascoltare ciò che vuole. Quindi grazie per la vostra libertà, in entrambi i casi. Io ho finito di elencare. Ma non certo di credere.

1 commento:

  1. Uheee, finalmente son riesco a trovare il tempo per legger e il tuo blog e ora, piano piano, mi leggo tutti i post :)

    Ti posso fare una critica? allunga ogni "elemento", lascia che si possa gustare in suoi possibili ampliamenti, chiudono troppo in fretta, sei lì che incominci ad entrare nel singolo concetto che me lo chiudi subito in sentenza piombandomi il successivo come fanno alcuni camerieri in ristorante
    "non ho ancora finito grazie, anzi ne potrei avere un altro po'??" :)

    Dario

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